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Ah, le malelingue!

[A cura di Barbara Barnini e Maria Alessia Nanna]

Serpenti e oggetti affilati (come spade, pugnali e coltelli) sono entrati in molti modi di dire e proverbi per descrivere le malelingue, quelle persone che non si lasciano sfuggire nemmeno un’occasione per parlar male degli altri, che si compiacciono del pettegolezzo insinuante con l’intenzione di malignare sul soggetto bersagliato, i gossippari tanto per usare un neologismo anglicizzante.

Vediamone alcuni esempi e cominciamo con il serpente che, fin dai tempi biblici, non gode di buona reputazione.

Nell’espressione avere una lingua di vipera oppure essere una lingua di vipera, distinzione che sottintende la differenza tra averla o esserne la personificazione, la lingua umana è immaginata come quella di una vipera dal morso letale, che immobilizza la preda per ucciderla. E la similitudine non era sfuggita nemmeno a Shakespeare, se fa dire al duca di York:

 

She-wolf of France, but worse than wolves of France,

Whose tongue more poisons than the adder’s tooth!

(Shakespeare, Henry VI, Part III, 1,4)

 

Traduzione:

Lupa di Francia, ma peggio ancora dei lupi di Francia,

la cui lingua avvelena più del dente della vipera!

 

Alla locuzione avere la lingua biforcuta è collegata un’altra peculiarità  di molti squamati, la lingua bifida e retrattile, della quale essi si servono per annusare, esplorare il territorio circostante e individuare la preda, e che in senso figurato definisce la doppiezza di un certo comportamento umano.

In entrambi i casi, la metafora animalesca è calzante: il veleno e la lingua a due punte del serpente indicano la natura infida e menzognera dello sparlatore e se ne trovano esempi in contesti linguistici e culturali diversi, in francese langue de vipère e langue fourchue, in tedesco Schlangenzunge e gespaltene Zunge e in inglese serpent’s tongue e forked tongue. Possiamo rendere la malignità del calunniatore anche con l’aggettivo malo implicito in malalingua, risolvendo così con mauvaise langue, böse Zunge e malicious o evil tongue.

Un adagio efficace per descrivere la prodigalità di una lingua mordace è contenuto nella più grande raccolta di proverbi in lingua tedesca. Il Deutsches Sprichwörter-Lexikon, pubblicato a cominciare dal 1862 da Karl Friedrich Wilhelm Wander, pedagogo, germanista e paremiografo, con Schlangenzungen haben auch Gift für Heilige, alla lettera le lingue di serpente hanno veleno anche per i santi, ci ha tramandato una verità inconfutabile: il fiele di certe lingue non risparmia nemmeno i più buoni.

La metafora della lama tagliente ricorre in molti proverbi a indicare l’acredine della lingua maledica: le sue parole sono coltelli affilati, le parole feriscono più della spada, ne uccide più la lingua che la spada,  e l’aggettivo affilato esprime lo stesso concetto in francese une langue aiguisée, in tedesco eine scharfe o spitze Zunge e in inglese a sharp tongue. Nell’espressione idiomatica inglese to have a tongue like a dagger si ritrova lo stesso simbolismo per descrivere una lingua spadaccina.

La lingua malefica, viperina o tagliente che sia, è quindi la protagonista indiscussa di molti modi di dire ed espressioni popolari, e non si può certo dire che le faccia difetto la loquacità. A questo proposito, è interessante comparare la resa traduttiva di un passo della tragedia di Euripide Ifigenia in Aulide (scritta in greco antico tra il 407 e il 406 a.C.) in modo da evidenziare i diversi approcci traduttivi.

Agamennone, re di Micene, reagisce alla provocazione del fratello e re di Sparta, Menelao, esclamando:

Ma l’eloquenza delle canaglie è odiosa.

La versione in francese ricalca il modello italiano con un aggettivo che esprime avversione, atto a qualificare la parlantina del malvagio:

C’est affreux, l’éloquence chez un méchant.

Friedrich Schiller, che ne ha curato la traduzione in tedesco, ha risolto diversamente, conservando la proverbiale lingua affilata:

Unter vielen schlimmen Dingen ist das Schlimmste eine scharfe Zunge – Indecente pare tra le tante brutte cose una lingua tagliente,

mentre il traduttore inglese enfatizza l’astuta ingegnosità che la contraddistingue, conservando l’attributo orrorifico:

A hateful thing the tongue of cleverness! 

Eh sì, molte sono le immagini e vari gli aggettivi per caratterizzare qualcuno dalla lingua sciolta e affilata, una lingua maligna che, come la gramigna, cresce dovunque selvaggia e infestante, affondando le sue radici in profondità, ma questa è una metafora tratta dalla botanica.

 

Fonti:

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