
Lusofoniamo: Florbela Espanca
Come un timido fiore che risponde al richiamo della mite primavera, voglio presentare, o meglio raccontare, la poesia di Florbela Espanca che profuma di passione e rinascita, ma come ogni rosa ha le sue spine.
Florbela Espanca, pseudonimo di Florbela da Alma da Conceição, nasce nel 1894 a Vila Viçosa, nell’Alentejo portoghese. Già prima di venire al mondo, la sua vita è ben segnata da un forte disincanto. Al tempo, il padre João Maria Espanca era sposato con una certa Mariana do Carmo Toscano che, non potendo avere figli, lo “autorizza” a tradirla con la contadina Antônia da Conceição Lobo. Da questa relazione nascono Florbela e Apeles, registrati come figli di Antônia e di padre ignoto. Il bello però deve ancora venire. João Maria, nonostante sia il padre naturale, li adotta legalmente (Mariana sarà la loro madrina di battesimo) e la stessa Florbela sarà riconosciuta solo postuma come legittima.
All’età di sette anni, inizia a scrivere, firmandosi Flor d’Alma da Conceição; compone la sua prima poesia A Vida e a Morte dedicata al fratello, manifestando la sua estrema sensibilità e predilezione per i temi più inquieti.
Nel 1907 esordisce con il racconto intitolato Mamã!. Ispirato alla vita dell’autrice, narra la storia di una ricca signora che commette adulterio e nasconde il frutto di questo peccato in casa di una donna povera con due figli bastardi. L’anno successivo Florbela prova uno dei dolori più grandi che la vita può offrirle: resta orfana di madre a causa di una presunta neurosi, nonostante non abbia neanche trenta anni.
Ha però la possibilità di studiare al Liceo Nazionale di Évora, dove si distingue come una delle prime donne a frequentare la scuola secondaria. Nel 1913 sposa Alberto Moutinho, suo compagno di banchi, seppur la relazione sia altalenante e tormentata. Florbela vive il matrimonio come una vera e propria prigione, una pena di sei anni resa ancora più travagliata dai problemi economici che la spingono a cercare lavoro come insegnante. Per fortuna, la nostra autrice riesce a spiegare le sue ali verso la libertà grazie alla scrittura e alla collaborazione con diverse riviste come O Século, A Voz Pública e Notícias de Évora; in questo periodo infatti conosce altri poeti e partecipa a un gruppo tutto al femminile di scrittrici.
Terminato il Corso Complementare in Lettere, decide di immatricolarsi all’Università di Diritto di Lisbona, diventando la prima donna a iscriversi alla facoltà e una delle quattordici studentesse presenti. Ma proprio quando Florbela sperimenta un assaggio di felicità, la vita le presenta un amaro conto, colpendola con vari disturbi psichici e fisici, tra cui la nevrosi e un aborto spontaneo.
Non demorde e nel 1919, grazie al sostegno del critico letterario e influente intellettuale Raul Proença, pubblica la sua prima raccolta di sonetti Livro de Mágoas riscuotendo un grande successo. Come si evince dal titolo, si concentra sul tema del dolore in un contesto decadentista e molto turbolento in cui ansie, dispiaceri e sofferenze prendono il sopravvento.
Este livro é de mágoas. Desgraçados
Que no mundo passais, chorai ao lê-lo!
Somente a vossa dor de Torturados
Pode, talvez, senti-lo … e compreendê-lo. […]
Nel 1921 divorzia dal marito, ma già convive da tempo, sotto gli occhi giudicanti di una società bigotta, con l’ufficiale di artiglieria e futuro sposo Antônio Guimarães. Nonostante le turbolenze politiche che invadono il Portogallo, i due vivono una vita felice – o quasi – e l’attività poetica di Florbela è particolarmente produttiva: pubblica nel 1923 Livro de Sóror Saudade, emblema del sentimento della saudade, ma anche della privazione dell’amore romantico, dell’inevitabilità della vita, della passione erotica non consumata e dell’esaurirsi dei sogni.
Dietro però il volto sorridente di Florbela, si cela un’anima sofferente segnata da altri due aborti spontanei e un ulteriore divorzio. Con l’avvento della dittatura portoghese, nel 1925 sposa il medico Mário Laje, attento alla salute cagionevole della poetessa, ma anche questa si rivela una relazione fallimentare. È costantemente perseguitata dal dolore: la morte accidentale del fratello Apeles in un incidente aereo sul Tago la spinge a tentare il suicidio, ispirandola però alla stesura della raccolta di racconti As Máscaras do Destino.
Este livro é o livro de um Morto, este livro é o livro do meu Morto. […]
Nonostante i suoi demoni interiori, Florbela nel 1930 si dedica al Diário do Último Ano, pubblicato postumo. La corrispondenza dai toni amichevoli con Guido Battelli, professore d’italiano presso l’università di Coimbra e responsabile della pubblicazione della raccolta di poesie Charneca em Flor dell’autrice, riporta un po’ di colore nella vita di Florbela nonostante lei non ricambi il suo amore. Queste sfumature perdono però di vivacità a causa dell’aggravamento della sua salute mentale e della breve relazione – finita male – con lo scrittore e avvocato Ângelo César. In un susseguirsi di alti e bassi, Florbela non perde il suo entusiasmo letterario e femminista, collabora infatti con riviste del calibro di Portugal feminino di Lisbona e Civilização di Porto, ma l’oscurità prende di nuovo piede. Florbela tenta di nuovo il suicidio per ben due volte e, a seguito della diagnosi di edema polmonare, non c’è più niente e nessuno che le fa desiderare di continuare a vivere. Muore a Matosinhos, il giorno del suo trentaseiesimo compleanno a causa di un’overdose di barbiturici.
Delimitare Florbela Espanca in un unico movimento letterario non è facile; il suo stile poetico dal forte tenore emotivo ricorda certamente la poesia romantica, ma subisce le influenze di molte altre correnti e di autori come Antero de Quental e Camões. È una donna unica nel suo genere, un’anima fragile e inquieta dalla spiccata sensibilità che non ha timore di mostrare le sue profonde cicatrici.
Attraverso la sua poesia, caratterizzata dalla ricorrenza di molteplici temi come la sofferenza, la solitudine e il disincanto o la ricerca della felicità e la tenerezza, Florbela ci confida le sue frustrazioni e desideri senza alcun pudore. Vi lascio con, a mio parere, una delle più belle sue creazioni, un vero e proprio inno all’amore:
AMAR!
Eu quero amar, amar perdidamente!
Amar só por amar: Aqui… além…
Mais Este e Aquele, o Outro e toda a gente…
Amar! Amar! E não amar ninguém!
Recordar? Esquecer? Indiferente! …
Prender ou desprender? É mal? É bem?
Quem disser que se pode amar alguém
Durante a vida inteira é porque mente!
Há uma Primavera em cada vida:
É preciso cantá-la assim florida,
Pois se Deus nos deu voz, foi p’ra cantar!
E se um dia hei de ser pó, cinza e nada
Que seja a minha noite uma alvorada,
Que me saiba perder… pra me encontrar…